Coggle introduce i Supporters e nuove features

Un esempio di Mappa Mentale creata con Coggle

Un esempio di Mappa Mentale creata con Coggle

Parliamoci chiaro, le mappe mentali è meglio farle sulla carta, per tanti buoni motivi.
Alcune volte però, soprattutto in ambito lavorativo, non si può prescindere dall’usare un tool digitale.

Per fare mind mapping Coggle è senza ombra di dubbio il mio tool preferito. Lo apprezzo principalmente per questi motivi:

la semplicità
i colori
il font scelto per le parole e la possibilità di controllarne le dimensioni
il concept grafico simpatico e accattivante
la possibilità di fare drag and drop fra i rami rilasciandoli nel punto esatto in cui servono
la possibilità di allungare i rami
la possibilità di cambiare i colori dei rami
la possibilità (fondamentale) di sostituire le parole con le immagini
la compatibilità con google drive
le funzioni collaborative per il brainstorming, come la chat e la cronologia delle modifiche
le scorciatoie per la tastiera

I contro sono che non esistono ancora delle App “stand-alone”, ma serve sempre e comunque un browser per utilizzarlo.

Coggle è una giovane start up di Cambridge, amano interagire con gli utenti e danno molto peso ai feedback che gli arrivano (provare per credere).
Da quando uso Coggle (poco più di 1 anno) l’ho visto migliorare tantissimo, l’aggiunta costante di nuove features da l’impressione di una realtà in fermento e “sul pezzo”.

L’obbiettivo di Coggle è quello di raggiungere più persone possibile puntando sulla qualità e sulla gratuità del prodotto.

Personalmente nutro un po’ di perplessità verso i servizi gratuiti, perché dai tool che utilizzo più spesso vorrei quella garanzia (spesso vana) che continueranno ad erogare il servizio ancora a lungo migliorandosi, che solo la sottoscrizione a pagamento sa darti.
Ecco perché sono stato molto contento di apprendere che ora Coggle offre pure delle feautures addizionali agli utenti che sottoscrivono un abbonamento annuale di 8,50 $. La prima funzione a pagamento è il cross linking fra diversi rami di una mappa, pare ne seguiranno presto altre.

5 tool per tenere sotto controllo i link in uscita

LinkPatrol

LinkPatrol è un nuovo plugin per WordPress di Search Engine Journal

Quando mi capita di spiegare il concetto di link popularity ad un cliente o a un corso, utilizzo una metafora legata all’autorità professionale in un determinato settore.
Esempio.
Se il chirurgo Derek Shepherd (eh sì, mia moglie è una fan di Grey’s Anatomy) è molto conosciuto fra i suoi colleghi, ci sono buone possibilità che sia un buon chirurgo, se i colleghi sono autorevoli la credibilità di Derek aumenta agli occhi dei pazienti.
Il tuo sito in questo caso sarebbe Derek Shepherd.
Se il tuo sito è linkato da molti siti autorevoli e simili al tuo, è probabile che il tuo sia un buon sito.

Che i link in ingresso siano molto importanti per avere una buona autorità/visibilità sui motori di ricerca è una cosa abbastanza nota, fin qui nulla di nuovo. Quello che spesso si trascura però è che i link in uscita sono altrettanto importanti di quelli in entrata.
I link che partono dal tuo sito verso altri siti la dicono lunga e in alcuni casi possono influire negativamente sull’autorità del sito.
Torniamo alla metafora di prima: se il chirurgo Derek Shepherd, oltre ad essere molto conosciuto dai colleghi, frequentasse a sua volta gente poco raccomandabile, ne perderebbe in credibilità!

Vale lo stesso per il tuo sito che oltre ad essere linkato deve a sua volta linkare siti autorevoli. Attenzione, non puoi ignorare il problema non linkando nessuno o coltivando solo rapporti di link reciproci: non è così che si misura la popolarità!
Entrambi i casi poi puzzano di SEO lontano un miglio e quando c’è puzza di SEO Google si focalizza e “ti fa le pulci”.

Appurato che i link in uscita la dicono lunga sulla credibilità del tuo sito, capisci come sia importante avere un controllo totale sui di essi.
Prova a pensare che cosa accadrebbe se un sito che hai linkato 2 anni fa fosse scaduto e al suo indirizzo ora ci fosse un sito “spammoso”. In un attimo avresti la reputazione sporcata agli occhi dei motori di ricerca (con tutto quello che ne potrebbe conseguire).

Ecco 5 tool che utilizzo per monitorare la situazione dei link in uscita. Nello specifico io li uso per controllare che all’interno di un dominio non ci siano link rotti (o broken link o pagine 404) o link che redirigono verso siti che non avevo davvero intenzione di linkare.

1. Xenu

Xenu è un software open source gratuito per desktop, non esiste una versione cloud. Xenu ti offre la possibilità di individuare i link rotti, sia quelli che puntano internamente al sito che quelli verso l’esterno. Entrambe le tipologie, per motivi diversi, sono da correggere.

2. ScreamFrog

Screaming Frog è un tool SEO piuttosto completo, fa parecchie cose e bene, una delle quali è navigare il tuo sito alla ricerca di link rotti. Anche questo è un software desktop, ma non è open source, prevede una versione free con un limite di 500 url scansionate per sito. La versione senza limiti costa 99 $ all’anno.

3. Broken Link Checker

Broken Link Checker è un plugin per WordPress gratuito e davvero ben fatto. Non ha altre funzioni se non quella di scovare link rotti dentro al blog. Oltre ai link presenti nel corpo del post questo plugin da un’occhiata anche ai link nelle firme dei commenti e a quelli posti nelle immagini. I report vengono spediti direttamente per email e c’è una pagina da cui è possibile sistemare i link rotti senza doversi aprire i post uno ad uno. Molto utile!

4. Google Webmaster Tools

Nella sezione “Salute” / “Errori di Scansione” del Webmaster Tools di Google sono disponibili tutte le pagine 404 che Google ha rilevato sul tuo sito. In questo caso non si tratta di link verso l’esterno, ma di link interni che puntano a pagine che ora non esistono più.
Google continua richiede ossessivamente al tuo sito pagine che ora non esistono più, lo fa perché ha trovato un link su un altro sito web o perché c’è un link rotto all’interno del tuo sito.
In quest’ultimo caso è bene correggere i link per non disperdere PageRank (ma qui ci vorrebbe un’altro post) e per migliorare la user experience del sito.

5. LinkPatrol

LinkPatrol è un nuovo plugin per WordPress sviluppato da Search Engine Journal, non è gratuito e costa 25 $ per ogni sito su cui viene attivato (fino al 22 luglio poi finita l’offerta lancio costerà 50 $).
LinkPatrol permette di generare dei report che mostrano tutti i domini linkati all’interno del proprio blog e un’analisi è corredata di tutti gli ancor text.
Oltre alla scansione e alla reportistica è possibile correggere i link o sterilizzarli con un “no folloW” sia singolarmente che a livello di dominio. In pratica, con una sola operazione, è possibile eliminare o sterilizzare tutti i link che dal tuo sito puntano a verso uno specifico dominio.
Sembra uno strumento valido e lo segnalo volentieri, ma non l’ho ancora potuto vedere all’opera.