E anche quest’anno la SEO muore l’anno prossimo

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Al Web Marketing Festival 2016 avevo proposto uno speech dal titolo provocatorio, qualcosa tipo: “SEO = Search Engine Onlus”. Volevo raccontare di tanti buoni motivi per cui i SEO sono utili a Google ed è difficile che Google decida di privarsi di questi alleati.

Poi Cosmano mi chiama e mi ha fa: “Fra, ma tu ora ti occupi di Onlus? Devo metterti nella sala No profit!” Lì ho capito che quel gioco di parole non era così chiaro e brillante come pensavo e abbiamo convenuto che mi sarei occupato (di nuovo) di SEO e turismo.

Di quello speech mancato mi sono rimaste diverse annotazioni su Evernote, tanto che ho deciso di pubblicarle in questo post. Cercherò di tenerlo aggiornato con altri spunti sul perché la SEO non è morta e non morirà, man mano che mi vengono in mente.
Enjoy!

I SEO sono un motore di cambiamento e innovazione

Non è un caso che molte novità in casa Google siano accompagnate da una dichiarazione di qualche dipendente tipo: “sarà fattore di ranking”.

Ad esempio è successo così con Caffeine nel 2010, quando Google stava lanciando Chrome (il browser più veloce di tutti) e improvvisamente il web doveva essere un posto veloce e caffeinico, tanto che i tempi di caricamento di un sito sarebbero diventati fattore di ranking.

Stessa cosa con il mobile friendly, il protocollo https e così via. Google chiama e i SEO si mettono all’opera facendosi agenti di cambiamento.

Come sarebbero le SERP oggi senza i SEO?

Vi ricordate come erano le SERP 18 anni fa? Io sì e ricordo bene che la pagina dei risultati di Google non era certo funzionale come l’attuale, anzi era proprio un posto molto confuso.

Oggi abbiamo title ottimizzati, la keyword principale all’inizio del titolo (proprio dove scorre l’occhio dell’utente), il numero “giusto” di caratteri, il brand del sito alla fine, i dati strutturati nel sito per i rich snippet, i sitelink se il SEO ha costruito un buon linking interno, la call to action, ogni title è originale… E le stesse osservazioni si potrebbero fare per le description.

I SEO hanno fatto questo lavoro per ottenere più click e traffico da organico, ma è indubbio che facendolo hanno reso Google un posto migliore.

I contenuti duplicati la farebbero da padrone

La scrittura per il web è una cosa diversa rispetto a quella su carta, questo lo sappiamo e centra poco la SEO. Tuttavia è innegabile che una buona spinta verso la maggior cura dei contenuti venga anche dalla SEO.

Ad esempio, senza i motori di ricerca, se ogni sito avesse una quota di traffico ogni giorno per diritto anzichè per merito, sono sicuro che alcune pagine di molti siti sarebbero un semplice copia e incolla da Wikipedia.

L’esistenza dei motori di ricerca e della SEO ci spinge a curare TUTTI i contenuti in modo che siano unici, originali e interessanti per gli utenti.

A chi servirebbero il Search Console, il Disavow Tool e il Forum di assistenza ai Webmaster?

Alcuni strumenti sviluppati da Google sono evidentemente pensati per i SEO. Se la SEO fosse in procinto di morire, o se fosse qualcosa di non riconosciuto, qualcuno saprebbe spiegarmi perché esistono il Search Console, il Disavow Tool e il Forum di assistenza ai Webmaster?

L’organico è il canale principale di traffico della maggior parte dei siti web

Se ti capita di vedere decine di profili Google Analytics ogni settimana, come capita a me, saprai benissimo che il traffico organico di una PMI in media spazia fra il 40% e il 60% del totale.

Sostanzialmente l’organico è il canale principale di traffico della maggior parte dei siti web. In un contesto in cui l’algoritmo core di Google viene ritoccato centinaia di volte all’anno, non è rischioso trascurare la SEO?

E se su Google ci fossero solo risultati sponsorizzati?

Se un giorno ci svegliassimo e su Google trovassimo solo risultati sponsorizzati, come reagiremmo?

Non credo che sarebbe così divertente scartabellare fra migliaia di inserzioni pubblicitarie, alla ricerca di informazioni imparziali.
Senza i risultati organici ordinati in modo meritocratico, in base al search intent degli utenti, i motori di ricerca diventerebbero inutili in un solo attimo.

Google vorrebbe essere un motore di risposta, ma non può

Mai scordarlo: la ricerca di Google è il principale volano di un’azienda privata che vuole realizzare profitto economico (e ci riesce bene), prima si chiamava Google, oggi si chiama Alphabet. Se Google continuerà a funzionare bene come motore di ricerca questa azienda continuerà a fare profitto.

Certo che a Google piacerebbe trattenere gli utenti sulla propria piattaforma (un po’ come fa Facebook), il Google Knowledge Graph e AMP sono un tentativo, ma il fatto è che Google “deve” continuare a connettere utenti “bisognosi” a contenuti interessanti. Tutto per continuare ad essere il motore di ricerca più utilizzato.

“La SEO è morta” è una frase incompleta

In sostanza la SEO morirà quando morirà la ricerca di Google, finché questa esisterà i SEO cercheranno di capire come funziona e qual è il modo migliore per ottenere di più, con mezzi più o meno leciti.

Al limite si potrebbe parlare di “fine della SEO come la conosciamo” ed è proprio questo il punto: la tecnologia cambia, cambiano le abitudini e cambia anche la SEO.

La frase “la SEO è morta” non è del tutto sbagliata è solo incompleta, la versione più corretta è “la SEO è morta ed è rinata, di nuovo“.

Capisco che ai più “pigri” piacerebbe fermarsi al primo passaggio, del resto ogni volta che qualcuno dice “la SEO è morta” da qualche parte un SEO bravo ha un cliente in più.

Perché qualcuno sostiene che la SEO sia morta?

Ci sono diverse spiegazioni plausibili per rispondere a questa domanda, probabilmente servirebbe un post a parte. Il mio consiglio è di guardarti questo video di Giorgio Taverniti che fa un po’ di chiarezza sul perché qualcuno sostiene che la SEO stia morendo.

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